Da sola una sera
dopo la bufera
frullando leggera
come una preghiera
nell’aria di cera
la rondine nera
fece primavera.
Da sola una sera
dopo la bufera
frullando leggera
come una preghiera
nell’aria di cera
la rondine nera
fece primavera.
Mangia tanto il toporagno
quanto più si sente affranto
quel che inghiotte nel bisogno
poi smaltisce in merda e pianto
pare amaro il desinare
nell’inerzia cui s’è arreso
per la foga d’inglobare
ogni giorno il proprio peso
assediato dall’urgenza
tutto ormai gli sa di broda
nell’ignavia si rimpinza
non sia mai che se la goda
men che mai che sia satollo
della sbobba universale
ogni vitto sembra frollo
tutto il mondo sa di sale
rutta tanto il toporagno
e s’ingozza mesto e solo
se il boccone è un macigno
la sua vita sta in quel bolo.