venerdì 15 maggio 2026

La rondine nera


Da sola una sera

dopo la bufera

frullando leggera

come una preghiera

nell’aria di cera

la rondine nera

fece primavera.


martedì 12 maggio 2026

Mangia tanto il toporagno


Mangia tanto il toporagno

quanto più si sente affranto

quel che inghiotte nel bisogno

poi smaltisce in merda e pianto

 

pare amaro il desinare

nell’inerzia cui s’è arreso

per la foga d’inglobare

ogni giorno il proprio peso

 

assediato dall’urgenza

tutto ormai gli sa di broda

nell’ignavia si rimpinza

non sia mai che se la goda

 

men che mai che sia satollo

della sbobba universale

ogni vitto sembra frollo

tutto il mondo sa di sale

 

rutta tanto il toporagno

e s’ingozza mesto e solo

se il boccone è un macigno

la sua vita sta in quel bolo.




sabato 18 aprile 2026

Un polpo afflitto


Un polpo afflitto

si lasciò andare

giù a capofitto

a piombo nel mare

 

si calò inerte

nel cuore d’abisso

con le braccia aperte

come un crocifisso


ma è la iattura

del polpo nel mare

per sua natura

non può annegare


toccato il fondale

vi rimase assorto

tutto restò uguale

nel credersi morto


cullò quel pensiero

frutto d’uno sbaglio

l'inganno fu vero

e si sentì meglio.


giovedì 5 marzo 2026

La scimmia nuda


La scimmia ha perso il pelo

di certo non il vizio

così si gratta il culo

rasente il precipizio

 

con quel tocco sapiente

un poco si conforta

poi torna con la mente

a ripensarsi morta

 

nello sprofondo a picco

per spegnere davvero

con un finale secco

l'inerzia del pensiero

 

seppure al lumicino

vivere la sbugiarda

s’addobba di divino

poi ruzza con la merda

 

all’occasione ammazza

o sfoga la lussuria

com’è della sua razza

sposare foia e furia

 

da che è rimasta nuda

ritrosa si rintana

ovunque non si veda

che è diventata umana.


sabato 25 ottobre 2025

L'unità del tutto

    



Una volta Zhuang sognò di essere una farfalla. La farfalla svolazzava lieta e spensierata e non sapeva di essere Zhuang. Improvvisamente si svegliò e si accorse con stupore di essere Zhuang. Ora non sapeva più se fosse Zhuang che aveva sognato di essere una farfalla o se era una farfalla che stava sognando di essere Zhuang.
Zhuangzi



La farfalla dormiente

volteggiò nella mente

si calò dentro un sogno

con le zampe di ragno


nella sua ragnatela

vasta come una vela

catturata s’incolla

giusto una farfalla


mentre se ne impossessa

scopre in quella se stessa

così infine divora

la farfalla che era


si risveglia alla vita

forse già digerita

dentro un ragno assopito

che da un sogno rapito


s'immagina farfalla

e nel volare annulla

qualsiasi divergenza

tra l'essere e l'assenza


la farfalla ora spera

di scoprirsi un po’ vera

nell’unità del tutto

o almeno in un rutto.



martedì 21 ottobre 2025

L'insondabile felicità del pesce

 Zhuangzi disse: "I pesciolini nuotano così liberamente, seguendo gli spazi aperti, ovunque li portino. Questa è la felicità dei pesci".

Huizi disse: "Tu non sei un pesce, allora come puoi conoscere la felicità dei pesci?"

Zhuangzi disse: "Tu non sei me, allora come puoi sapere che io non conosco la felicità dei pesci?"

(Zhuang-zi: 17)


Guizzare indolente

ma controcorrente

per piombare illeso

nel blu, senza peso

 

l’abisso più scuro

sfidare sicuro

per poi darsi a un ballo

intorno a un corallo

 

nel cuore salmastro

d'un mare d’inchiostro

non sentirsi afflitto

a pensarsi fritto

 

il pesce è felice

però non lo dice

non se n’è avveduto

perciò resta muto.

 

lunedì 6 ottobre 2025

Il bradipo in amore


L’arte dell’indolenza

portata all'estremo

converte l’impotenza

in un bene supremo


con mosse al contagocce

fuggire dall’impatto

con tutte le minacce

da cui si sente attratto


la vita un intermezzo

nel proprio annullamento

essendo malavvezzo

sa solo farsi lento


al proprio isolamento

appeso come a un ramo

il primo sentimento

l’ha catturato all’amo


il bradipo in amore

sta lì imbambolato

immobile da ore

ha il cuore a perdifiato.



venerdì 26 settembre 2025

Il lemure che occhieggia


Il lemure che occhieggia

con sguardo stupefatto

nella propria scoreggia

s’è immerso con l’olfatto

 

gli pare di vederla

quell’entità gassosa

tentò di contenerla

ma tutto a un tratto è esplosa

 

nel fetido ectoplasma

ravvolto come un feto

distilla dal miasma

l’essenza di quel peto

 

sente che gli assomiglia

l’amorfa flatulenza

nata nella frattaglia

volta alla dissolvenza

 

l’alletta quel ribrezzo

che avverte a fior di pelle

confuso nell’olezzo

l'esistere repelle

 

riverbera interiore

un turbinio irrequieto

arreso al suo gonfiore

appresta un altro peto.


domenica 20 luglio 2025

Chissà se la procellaria


Chissà se la procellaria

mentre annaspa nel suo volo

coglie in petto il vuoto d’aria

tutto intorno non c’è suolo

 

sull’oceano in burrasca

sta sospesa senza peso

come chi lo sa che casca

però ancora non s’è arreso


nella scia d’un peschereccio

alle volte s’indirizza

d’ogni scarto mangereccio

coglie la fuggevolezza

 

fila tra le creste d’onda

che le danno il poco slancio

solo in quella baraonda

trova tregua il suo sbilancio

 

ma se il vento si fa duro

e le ossa e i sensi agghiaccia

lei si sente più al sicuro

creperà nella bonaccia.


giovedì 10 luglio 2025

L'oca giuliva


Quell’oca giuliva

che ovunque starnazza

in sé si sa schiva

distilla amarezza

 

vorrebbe appartarsi

da un mondo feroce

e nei propri versi

trovare la pace

 

quell’oca si sente

poeta struggente

ma la dannò dio

al suo starnazzio.


giovedì 29 maggio 2025

L'otaria solitaria

 

Sta l’otaria solitaria

tutta chiusa in questa storia

che se pure la grugnisce

nessun’altra la capisce

 

perciò solo a chi la legge

dona anima e scoregge

però digerisce pesce

perciò appesta quel che n’esce

 

non ne avvertono l’ammanco

le altre otarie dentro il branco

che s’ammucchiano tra loro

tralasciando ogni decoro

 

ma l’otaria solitaria

ha compreso che non varia

la sua trama già tracciata

nella sabbia in cui è spiaggiata

 

su di un lembo di scogliera

con la mente passeggera

ruba il rombo a ogni ondata

e si sogna giù in picchiata

 

il suo corpaccione obeso

là sospeso senza peso

in un attimo assordante

nell’impatto è tutto e niente.



martedì 25 marzo 2025

Volò una mosca bianca

 

Volò una mosca bianca

su una pecora nera

sentendosi un po’ stanca

lì si posò, leggera

 

quella lana notturna

l’avvolse come un manto

se prima era lanterna

si fece faro spento

 

precipitò in un sonno

profondo più del mare

né la scosse l’affanno

del non saper nuotare

 

ma il mondo capovolto

resta pur sempre uguale

feroce e irrisolto

non libera dal male

 

così perse coscienza

del suo proprio spiccare

e questa inobbedienza

la fece spiaccicare.

 

lunedì 3 febbraio 2025

Trotterella una renna

 

Trotterella una renna

nella tundra sterminata

con un gelo che scotenna

no, non passa la nottata

 

il nevischio contro gli occhi

mugghia e assorda la tormenta

le ginocchia fanno schiocchi

e la mandria avanza stenta

 

muschio sciapo o del lichene

tanto fanno un solo bolo

questo è il vitto che rinviene

quando si stacca dal suolo

 

tutto è lastra nera e ghiaccia

fino al cieco orizzonte

nulla lascia alcuna traccia

non resistono le impronte

 

del passaggio nella vita

qualche sbuffo di condensa

in quell’aria illividita

nel disfarsi pare immensa.

 

lunedì 27 gennaio 2025

Spesso l'alce scalcia e incorna

 

Spesso l’alce scalcia e incorna

senza tanta convinzione

nello scontro si frastorna

d’una propria commozione

 

il soppalco d’ossatura

lo proietta lancia in resta

ma la stessa bardatura

lascia poi un cerchio alla testa

 

ogni schianto intorpidisce

il suo anelito cosciente

verso quello che ferisce

tutto a un tratto insussistente

 

neanche sa se un contendente

nel duello s’è intromesso

o se è solo e soccombente

a lottare con se stesso

 

nel menare colpi a caso

col gravame che lo schiaccia

del suo vivere inevaso

non rileva più la traccia.


mercoledì 25 dicembre 2024

Il gerbillo nella gabbia


Il gerbillo nella gabbia

non sa più che rosicare

tutto è trito come sabbia

gli è scipito il desinare

 

oramai si sente grullo

pure a stare zitto e muto

se per sbaglio fa un saltello

pare sia in cerca d’aiuto

  

col pensiero roditore

ruota in punta di compasso

gira a vuoto ore e ore

ma non avanza d'un passo

 

nello scervellarsi storto

di sé ha perso l’evidenza

che sia vivo o di già morto

non sa più la differenza

 

ogni tanto almeno guizza

un concetto più irrequieto

finché dopo un po' realizza

altro non era che un peto

 

chiuso nel penitenziario

del suo essere cosciente

il gerbillo solitario

teme d’essere già assente.




domenica 10 novembre 2024

Il mandrillo refrattario


Il mandrillo refrattario

dalla nube di pensieri

non ricava alcun frasario

solo aleggiano leggeri

 

non sa scrivere e si esprime

nella foga mandrillesca

tanto che poi si deprime

che nessuno lo capisca

 

i grugniti il suo tributo

alla vita che si strugge

il digrigno un canto muto

verso tutto ciò che affligge

 

dietro quel pelame irsuto

una fibra di coscienza

che del poco che ha compiuto

durerà l’inconsistenza

 

d’accoppiarsi ha perso il gusto

fugge la coercizione

dell’istinto di già guasto

prima d'ogni comunione

 

tiene al largo i confratelli

che intruppati dentro un’orda

si trastullano tranquilli

nella propria stessa merda

 

e s'appaga, se mai accade,

quando scappa via dal chiasso

e più a fondo, mentre prude

può grattarsi il culo rosso.






venerdì 25 ottobre 2024

Mentre salta il pesce spada

 

Mentre salta il pesce spada

teme d’essere indifeso

nell’attesa che ricada

come tutto ciò che ha peso


fuori pare schermidore

pur nutrendo altri pensieri

ma la sua lama anteriore

non ammette harakiri

 

quando punta verso il cielo

segue il suo moto interiore

sogna un mondo parallelo

dove troverà spessore

 

un pesce fuor d’acqua appare

e lo è effettivamente

in quel guizzo che dal mare

lo proietta verso il niente

 

quella sua posa d’attacco

solamente un’impostura

tanto poi s’aggira fiacco

nel presagio di cattura


pinneggiando senza tregua

nel costante suo sbilancio

non c’è amore che lo segua

già si sente fatto trancio.


domenica 6 ottobre 2024

Cosa sa la salamandra

 

Cosa sa la salamandra

della vita che si sgrana

tutto attorno pare tundra

mentre è al chiuso nella tana

 

là sonnecchia e si consola

di malanni inconsistenti

spesso assorta, sempre sola

dietro i suoi lambiccamenti

 

ogni atto potenziale

fuori dalla sua portata

così non conosce il male

salvo batta una testata

 

nella statica postura

si proietta ultraterrena

solo l’ombra duratura

della propria messinscena

 

il suo corpo resistente

non sa cosa simboleggia

il divino, o forse niente

giusto un gusto di scoreggia.

 

martedì 24 settembre 2024

Amo la molesta mosca

 

Amo la molesta mosca

ripugnante per natura

amo la mossa  furbesca

con cui evade la cattura

 

amo la monca sterzata

con cui tronca il volo sghembo

e il suo essere garbata

anche mentre va a strapiombo

 

ora è un punto, poi un ronzio

tutto a un tratto insussistente

forse è ovunque, come un dio

nell’assenza onnipresente

 

tanto il miele la seduce

quanto un culo alla portata

che sia sudicio o sia luce

sempre accorre appassionata

 

amo la modesta mosca

perché è pura eppure lorda

e felice quando casca

banchettando su una merda.


martedì 30 luglio 2024

Cosa pensa la murena


Cosa pensa la murena

mentre sbircia di sottecchi

dal profondo della tana

dove pare che sonnecchi

 

forse sa d’essere viva

come appesa a una corrente

di pensieri alla deriva

nel pulviscolo incosciente

 

forse nel presentimento

d’una fiocina o d’un morso

s’abbandona al flusso lento

che accarezza pinne e dorso

 

forse avverte l’impellenza

d’ogni essere braccato

di stornare la coscienza

dal discrimine del vuoto

 

forse modula il respiro

nella propria stessa apnea

quando scende il velo nero

d’una notte di marea

 

o chissà, semplicemente

la murena non lo sente

il tormento della mente

ferma lì, senza far niente.


domenica 16 giugno 2024

La pernice contraddice


La pernice contraddice

l’esistenza che le avanza

in sé scova la radice

della propria insussistenza

 

scruta quel vuoto insoluto

che da dentro si propaga

come un tempo già vissuto

nega ogni via di fuga

 

fin da che non fu più uovo

ogni sforzo fu svolazzo

in un cielo anch’esso cavo

circoscritto come un pozzo

 

dal suo labirinto cieco

non può più trovare scampo

non risuona neanche un'eco

ogni incedere un inciampo

 

ma s'addice alla pernice

il sapersi inconsistente

se si scopre un po' felice

in quell’attimo presente.


domenica 26 maggio 2024

Camaleontico


Mentre muta le sue tinte

in guardingo depistaggio

stenta il camaleonte

a comprenderne un vantaggio

 

forse istinto d’alienarsi

e spogliarsi da se stesso

assentarsi dai rimorsi

da un esistere al ribasso

 

rifuggire il proprio umore

col suo torbido pescaggio

e dissimulare amore

specie quando n’è in ostaggio

 

del cromatico mistero

d’una foglia che è ingiallita

lui s’appropria per intero

sovrapposto alla sua vita

 

nell’amalgama si fonde

fino a che si fa sfocata

indietreggia e poi s’arrende

la sua identità negata

 

di quel sé che fu passato

ogni tanto ancora arieggia

incorporeo e ammorbato

solo un fiato di scoreggia

 

indistinto in ogni ambiente

la suprema sua catarsi

e così il camaleonte

non riesce più a trovarsi.


domenica 5 maggio 2024

Principio e fine della rana bollita

 

Una rana nuota a rana

proprio dentro un pentolone

e già pare cosa strana

la bislacca intromissione

 

quella pozza d’acqua ferma

forse la scambiò per stagno

senza attendere conferma

si tuffò per fare un bagno

 

all’inizio fresca e pura

dopo un po’ s’è intiepidita

ma si sa che niente dura

immutato nella vita

 

così quella rana inerme

in principio s’è goduta

come se fosse alle  terme

la calura sconosciuta

 

ma una fiamma traditrice

sottostante va avvampando

poco a poco tutto cuoce

lesserebbe pure il mondo

 

e la rana nuotatrice

passo passo s’è infiacchita

forse in fondo le si addice

il destino di bollita

 

però a interpretare meglio

questa trama un po’ malsana

nella pentola per sbaglio

cascò pure un’altra rana

 

niente in coppia le spaventa

tanto meno quel bollore

mentre tutto s’arroventa

loro due fanno l’amore.


lunedì 29 aprile 2024

Il cucù del cuculo


Dentro il cuculo ticchetta

un tirannico orologio

fin da quando nacque detta

il suo andare lesto o mogio

 

come goccia nella notte

batte secca e intermittente

nel beccarlo lo connette

all'esistere cosciente

 

ogni istante che capisce

prende aspetto curvo o dritto

è compresso o si sgranchisce

frena o cade a capofitto


si fa ora, mese, anno

poi tracolla in un secondo

reso eterno nell’inganno

consegnato allo sprofondo 

 

non s’accorda alle stagioni

quel suo spasimo indolore

tra le tante indecisioni

scocca a ogni batticuore

 

e il cucù che l'accompagna

s'incasella nel pensiero

tempo esatto in cui ristagna

un ricordo passeggero.


domenica 31 marzo 2024

L’ultimo canto del capodoglio


Il più vecchio capodoglio

tiene caro ogni ricordo

quasi fosse uno scandaglio

nell’oceano scuro e sordo

 

tutto ciò che ha conosciuto

pare un’eco dissonante

gli rammenta che ha vissuto

pure se non servì a niente

 

nel pulviscolo insoluto

che diviene sedimento

riconosce il senso muto

del suo stesso compimento

 

carne viva che pulsava

ora è inerte posatura

minutaglia alla deriva

resta solo una mistura

 

le cui sghembe vibrazioni

come un alfabeto morse

di tormenti e di pulsioni

sono onde già trascorse

 

dentro al brodo primordiale

ogni suono s’è acchetato

solo sale dal fondale

una bolla con un peto

 

il più vecchio capodoglio

sa l'abisso che l’aspetta

il suo canto di cordoglio

reca quella nota schietta.


sabato 24 febbraio 2024

Caro acaro


Quando l’acaro s’accasa

come trita minutaglia

ogni cosa ne è pervasa

sembra un campo di battaglia

 

nel suo abbraccio con il mondo

adagiandosi a tappeto

sente l’animo errabondo

finalmente farsi cheto

 

tutto è pace, tutto tace

mentre giace fermo e fiacco

nulla gli pare più audace

del suo vivere vigliacco

 

niente sfide, nessun danno

ma un suo esistere discreto

mai patemi, né un affanno

e silenzia pure il peto

 

quando infine si degrada

in pulviscolo incosciente

sembra quasi se la goda

nel non essere più niente.


lunedì 12 febbraio 2024

Il tarlo del tarlo


Proprio il tarlo, in quanto tarlo,

con la mente si lambicca

sente il tempo confinarlo

dentro il legno che lui intacca


da quel buco s’arrovella

sui confini del creato

e il pensiero lo sobilla

sconcertante e inusitato


ma lo scavo inconcludente

non conosce via di sbocco

nel suo vano costringente

s’è recluso in un arrocco


non sfarfalla, non si libra 

non ammette sentimento

non incontra altro che fibra

convertita in escremento


quel che rode prima sugge

poi lo ingolla e infine caca

nulla crea, nulla distrugge

però tutto fa cloaca


anche il vivere del tarlo

come ogni altro non dura

resta solo, a ben guardarlo,

polvere di segatura.



giovedì 25 gennaio 2024

La misantropa locusta


La misantropa locusta

sopraffatta dalla massa

col pensiero s’ammatassa

quel contesto la disgusta


nella foga migratoria

ogni altra consorella

indistinta s’affastella

pur restando solitaria


l’ombra densa dello sciame

si proietta sul raccolto

ma ciascuna è senza volto

triturando quel fogliame


tutto ciò che prende vita

reca il male che la guasta

oltre il campo che devasta

sente in sé quel saprofita


ogni slancio esistenziale

l'assomiglia a una piaga

la locusta mangia e caga

ed è tutto quel che vale.




domenica 14 gennaio 2024

Disparve lo sparviero


Chissà se lo sparviero

quand’era ancora uovo

sentiva in sé il mistero

del suo vivere ignavo

 

implume la creatura

sguazzava in quell’albume

trovandovi ogni cura

immune dalla  fame

 

ma il guscio protettivo

d’un tratto s’è sfaldato

e quel rapace schivo

si ritrovò inglobato

 

nello spazio infinito

privo d’orientamento

sentendosi sdrucito

e sempre controvento

 

precario agglomerato

nel cosmo ortogonale

capì d’essere nato

cadendo già a spirale

 

visse così per caso

appeso all’impennata

d’un tempo vorticoso

nel volo giù in picchiata

 

il resto fu un farfuglio

che aleggia un po’ per l’aria

come una nuvolaglia

non vale la memoria.

 

lunedì 16 ottobre 2023

Vive il verme solitario

lungo verme 
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.


Ernesto Ragazzoni. Elegia del verme solitario



Vive il verme solitario

segregato suo malgrado

dentro un cupo reliquiario

dove s’installò di frodo

 

in quel cieco isolamento

non comprende il suo destino

non sa che il suo firmamento

è una curva d’intestino

 

delle tinte della vita

non ha alcuna cognizione

tutto sembra una colata

tanti toni di marrone

 

la natura l’ha recluso

in quell’antro ignominioso

perlomeno volle il caso

gli fu risparmiato un naso

 

se di sé avesse coscienza

si saprebbe imprigionato

sentirebbe un'impellenza

fuggirebbe a perdifiato

 

a cercarsi una compagna

amicizie o vicinanza

assaggiare una lasagna

odorare una fragranza

 

a tuffarsi e poi nuotare

con movenze serpentine

e incocciare in un amore

per patirne poi la fine

 

ma quel suo trasognamento

non incontra via d’uscita

ogni senso di scontento

pari a lui è parassita

 

così il verme solitario

non ha fede in alcun varco

nel suo tempo carcerario

tutto scorre, però è sterco

 

chissà se dal suo sprofondo

sortirà, come rinato

morirà vedendo il mondo

saprà d’essere cacato.